Ho riscoperto il caffè d'orzo. Per un bel po' non potrò bere più caffè e la disintossicazione da questo rituale giornaliero è stata assai dura. Quando si è nella cacca, però, di solito arrivano le soluzioni migliori. Ed eccoci qui. Ho trovato un barattolo di Orzo Bimbo in dispensa. Ho pensato a quando mi è venuto in mente di comprarlo, ma non me lo ricordo proprio. Non era scaduto. Così questa mattina ho fatto un tuffo nel passato e mi sono preparata una bella tazza calda di Orzo Bimbo. Si, lo so. Gli amanti del caffè d'orzo mi diranno: si prende quello macinato e tostato, non quello solubile. Ok, ma io questo avevo in casa e questo ho fatto. Poi passerò alla qualità superiore.
Da piccola la mia nonna me lo faceva sempre e mi ricordo che me lo preparava proprio perchè volevo a tutti i costi bere il caffè come i grandi. Mi sembrava di fare proprio come loro e mi atteggiavo pure.
Alla fine prendo sempre spunto da quelle piccole grandi imitazioni della realtà che si fanno da bambini. Che meraviglia di esperienza che è il gioco simbolico.
Il puffo, invece, a proposito di gioco simbolico, si atteggia a far finta di caricare la lavastoviglie, a dar da mangiare al suo amico porcospino o a buttare tutto quello che trova in giro per casa nella lavatrice. Poi vede il papà portare fuori il bidone della carta e lui, giustamente, gioca d'anticipo: lo "aiuta" tirando fuori un pezzo di carta per volta, appoggiandolo accuratamente sul tavolo finchè non vede che è vuoto. Così il papà fa il doppio lavoro.
IL SILENZIO
Adoro quando il puffo dorme e ho quell'oretta in cui si sente solo il rumore della vita all'esterno. Tutto sembra fermarsi per un attimo ed ho l'impressione di godermi ancora di più il momento.
Anche quando lo vedo giocare in silenzio mi emoziono. Sento il rumore dei giocattoli e guardo, osservo.
Forse l'avrò già scritto ma fermarsi cinque secondi a godersi la vita che scorre mentre tu stai fermo, è impagabile. Qualsiasi suono ha un'importanza diversa, se ascoltato in silenzio. Non fa più parte di un sottofondo alla nostra vita, ma è la nostra vita.
Ce la posso fare. Forse si ricomincia a scrivere. E' come riprendere il mio tempo in mano.
1) NUOVI INIZI
Questo è un blog che non finisce, ogni tanto riinizia.
Perchè se uno decide di iniziare e finire non può prevedere tutto quello che succede nel mezzo. Può ipotizzare che ci sia una strada per arrivare alla fine, ma non è detto che sia quella.
Allora mi piace pensare che inizio pensando di finire, aspettandomi qualcosa nel mentre ed elettrizzandomi all'idea che possa succedere qualcosa di inaspettato.
Non è poi così la vita? Uno nasce, sapendo che prima o poi muore, in mezzo si aspetta costantemente delle cose, poi perà succedono un sacco di cose inaspettate che ci fanno crescere. La maggior parte delle volte cambia solo il modo di reagire all'inaspettato: paura o stupore ed entusiasmo? Attacco o fuga? Quante volte siamo cambiati nella vita?
E penso ad ogni volta che mi succede qualcosa di inaspettato.
E ricomincio, riprendo.
Pausa, riavvio.
Mi fa stare meglio.
I piani posso saltare per un paio di giorni, per settimane o per sempre. Dipende dall'importanza di ciò che accade nel mentre, credo.
Ecco, a me è successo così. E mi sono chiesta, a questo punto, a cosa serva pianificare sempre tutto.
Mi spiego: non voglio dire di affidare la propria vita al caos (anche se la quantistica e tutte le varie teorie moderne validerebbero questa affermazione) pensando che "tanto domani non sappiamo cosa succede", ma di tenere più sciolta la corda che ci lega al voler essere sempre vicini al nostro ideale. O semplicemente di dimenticare ogni tanto quella sicurezza che domani sarà come me lo aspetto.
Sono più felice quando penso che ci siano sempre nuovi inizi.
2) QUI SI CAMMINA
Premetto che spero di non parlare sempre delle nuove prodezze del puffo di casa, perchè è vero che ogni giorno c'è una cosa bella ( e non solo una) da raccontare, ma anch'io sono importante per me stessa.
Potrei inaugurare una nuova sezione:
Prodezze del puffo
Il puffo, oltre a:
- miagolare assieme alle due gatte;
- fare gnam gnam appena vede che metto le scatolette nelle loro ciotole ( e lo so che un giorno o l'altro me lo trovo lì)
- imparare a chiudere il coperchio del cesso prima del papà
- vedere ruote dappertutto, anche in posti impensabili
Da oggi fa i primi passi da solo!!!
Che emozione pazzesca... Avevo un terrore..Lui no, figurarsi. Andava incontro alla vita senza paura.
Io, da navigatrice di un mare parecchio mosso, impaurita a prenderlo per paura che cadesse.
Ma i bambini, come spesso mi ripeto, sanno esattamente quello che vogliono fare. Se ha deciso di lasciarsi andare è perchè ha capito come si cade.
Sono insegnamenti di vita pazzeschi.
I bimbi sono dediti alla soddisfazione dei loro bisogni primari e li conoscono bene.
Non li snobbano come noi, abituati ormai a non poter più fare a meno di ciò che in realtà è superfluo. Per loro sono ancora importanti. Dormire, mangiare, conoscere, crescere.
E' vero, noi in più dobbiamo guadagnare per andare avanti. E lì nascono i problemi.
Comunque, staccarsi da una mano che ti sostiene e capire che con le tue due mani puoi toccare tutto, puoi muoverti dove vuoi, puoi assaggiare il mondo...vorrei essere la sua emozione!
Ho visto il suo volto illuminarsi, il suo respiro accellerare..e ho proprio pensato che adesso il mondo gli appartiene.
Speriamo non diventi il contrario, e che il mondo gli conceda l'oppportunità di restare almeno in parte libero.
A distanza di un anno dalle esperienze tristi e dolorose che mi hanno attraversato, il pesciolino è fuori dall'acqua..è qui accanto a me..sento l'odore, il calore, il suo respiro anche a metri di distanza.
Rileggendo i post di marzo dell'anno scorso, non posso che pensare che la vita è capace di regalarti delle emozioni talmente intense da non immaginarsele neanche.
Ho passato nove mesi a fare quello che avevo sempre voluto fare: far ascoltare la musica a mio figlio, rilassarmi da qualche anno turbolento, prepararmi al momento più importante della mia vita consapevolmente ed attivamente: far nascere mio figlio.
Ho sempre pensato che la gravidanza sia un momento così intenso per una donna che va vissuto con il dovuto rispetto. Oggi penso che molte donne pensino alla gravidanza come ad un evento da prendere normalmente, senza pensarci troppo su, continuando a fare la vita di sempre. Non è una malattia e questo si sa benissimo, ma è la cosa più bella del mondo e va protetta come un cristallo..va assaporata giorno per giorno, va goduta e vissuta pensando a ciò che porterà: un corpo che dà vita ad un altro corpo, un insieme di energie che si confondono, una prova di coraggio e di femminilità.
Non lo so, io ho avuto questa sorta di rispetto per ciò che stava accadendo fin dall'inizio e volevo coltivare il seme della vita come si coltiva la pianta più bella e rara del mondo..
Volevo imparare a respirare bene, volevo rilassarmi e sentire tutte le sensazioni e le emozioni che ogni giorno mi attraversavano. Ho avuto la fortuna di farlo.
Il giorno in cui è nato Samuele non avrei mai pensato che si potesse provare una sensazione di dolore così forte, ma la natura ci dà degli strumenti allucinanti e mi sono stupita più volte di come il nostro corpo sia una macchina perfetta, se curata bene. Ad ogni contrazione pensavo alla sensazione che prima o poi sarebbe finito o ci sarebbe stato un momento in cui passava, l'acqua mi ha aiutato tantissimo ed il calore inc ui eravamo avvolti io ed il mio bambino, ci faceva rilassare e respirare bene..c'eravamo solo io, lui, il suo papà e tutta l'energia del mondo..tutta la luce del mondo ti attraversa in un attimo di dolore..un respiro lunghissimo che ti mette in comunione con ciò che ti circonda. In stato semi-incosciente ti manca la cognizione del tempo e dello spazio, non ti importa più di niente..hai un compito da svolgere ed inconsciamente sai che devi andare avanti..e poi all'improvviso un desiderio impellente di spingere..è l'ora di farti uscire amore mio. Sono pronta.
Una forza inspiegabile arriva, anche tu sei pronto adesso. Un urlo liberatorio e ti senti nell'universo..sei qui, vicino a me.. ci siamo io e te e ci conosciamo già. Ti guardo, ti abbraccio, sento il tuo calore.
Penso ai tuoi calcetti, al tuo singhiozzo, a quanto ti ho già voluto bene.
E adesso ti ho sul mio petto, sul mio cuore e ci rimarrai tutta la vita.
Cerchi il mio seno sul petto e io te lo offro. Ancora per un po' il mio corpo sarà legato a te.. L'esperienza meravigliosa del mio corpo continua ed io inizio ad osservarti, a capire che sei una persona, che hai una personalità, che sei Samuele.
Sei qualcosa da scoprire, da capire, da vivere.
Sei una nuova vita accanto a me.
Gli ultimi giorni abbiamo ascoltato moltissimo Einaudi e la mamma ti suonava al pianoforte questa canzone:
E' passato tanto tempo da quando decisi che questo blog doveva essere una raccolta di ciò che di bello succede ogni giorno nella mia vita. Non sono riuscita a mantenere la promessa fatta a me stessa di annotare ogni giorno almeno una cosa bella, ma si sono susseguite talmente tante emozioni ed esperienze in un anno che sono stata travolta dalla vita e fermare gli istanti era diventato davvero difficile.
Ho sempre avuto, comunque, la percezione che qualcosa di grande mi stava succedendo. Qualcosa stava cambiando il corso degli eventi.
Riguardando gli ultimi post la vita e la morte sono stati concetti che mi hanno accompagnato per un bel po', ma potrebbero benissimo essere sinonimi di attivo e passivo, di luce e ombra, di gioia e dolore. Un turbinio di opposti mi stava attraversando e, inconsapevolmente, cambiando.
Ho come la sensazione di riuscire a prendere prima delle decisioni, di guardare più chiaramente le cose, di essere più consapevole.
TU DENTRO ME
Un nuovo esserino si stava aggirando, verso giugno, nel mio utero. Un pesciolino, come lo chiamavo io. Un'idea, una fotografia da un'ecografia, un'emozione. Non ancora un essere umano reale nella mia testa. Non riesco ancora, arrivata al nono mese, ad immaginarlo qui. Lo sento dentro, il pesciolino diventato grande si muove e sta vivendo dentro me ed io non so che cosa fa se non perchè l'istinto mi porta a cercare di capire che cosa sta facendo.
Chiudo gli occhi, respiro e mi faccio attraversare dai suoi movimenti, immagino di cullarlo dentro me come se non ci fosse la barriera del corpo, ma non riesco ad immaginare il suo volto.
E' un'iniezione di autostima sapere di nutrire e crescere un esserino, cullarlo con la mia camminata, tranquillizzarlo con il mio respiro o fargli arrivare la mia voce dentro al suo cuore, attraverso un liquido..
In qualsiasi caso, è un'esperienza che una donna non può non perdersi, se è sana e può farlo..un viaggio dentro di sè, dentro le proprie paure, insicurezze, certezze, valori. Attraverso il vero contatto con il tuo corpo. La natura ci ha dato un dono enorme e un'opportunità di crescita individuale e spirituale per chi vuole coglierla.
Forse ora riesco a vedere mia madre con altri occhi, con gli occhi di chi sta portando in grembo e sta vivendo le stesse cose che ha vissuto lei con me. Un legame indissolubile, inconfondibile, indimenticabile. Al di là di tutto quello che nella vita può succedere. Nessuno cancellerà i nove mesi dentro una pancia. Nè per un figlio, nè per un genitore. Anche se forse un figlio non è del tutto consapevole. Basta mettersi per un attimo in un luogo silenzioso e provare a coprirsi le orecchie facendo una conchiglia con le mani ed ascoltare il vuoto, lo stesso che c'era quando eravamo nella pancia immersi in un liquido..
Ora che tutte queste sensazioni, emozioni, immagini stanno per diventare un volto ed io mi preparo al distacco, mi sembrerà strano e forse una delle prime cose che farò quando vedrò mio figlio sarà ringraziarlo per il meraviglioso viaggio che mi ha fatto fare.
Ti dedico la canzone del gruppo che ascoltiamo sempre io e te
Giornata ricca, quella di oggi. Due cose mi sono rimaste in mente e mi hanno fatto felice, davvero felice. Hanno una cosa in comune: il credere che ce la si può fare.
Delle volte mi capita di avere la sensazione di non farcela, di capire che forse non è il caso di andare controvento e di forzare ciò che non è scritto nel cielo. Eppure succede qualcosa che ti fa capire che forse un tentativo ancora puoi farlo, prima di arrenderti del tutto.
1) L'albero
Alle elementari mi dicevano che non sapevo disegnare ed io, in effetti, mi sentivo un maschiaccio a tutti gli effetti. Andavo a scuola dalle suore e avevo la scrittura che faceva schifo, così ogni venerdi avevo i compiti doppi perchè Suor Caterina diceva che dovevo esercitarmi a scrivere con una calligrafia decente.
Non bastava avere una pessima calligrafia, anche il tombolo (per informazioni su che cos'è questa "meravigliosa" tradizione potete andare qui), materia praticata per insegnare alle donne a cucire, non mi riusciva tanto bene. Non so perchè, ma lo ritenevo inutile: preferivo giocare. Piuttosto imparavo a fare i vestiti per le bambole arrabattandomi con quello che trovavo nella soffitta della nonna. E' vero che avevo sette anni, ma credo che una bambina a quell'età ha una capacità di immaginazione tale da spaventarsi pensando a come potrebbe essere a trent'anni dopo aver soddisfatto le aspettative delle suore che la vedevano già una futura massaia.
Così la mia mamma decide di andare a parlare con la suora e di spostarmi con i maschi a fare i lavori con il seghetto e con il legno. Più carino e creativo. Così iniziò la carriera da maschiaccio.
In tutta questa storia ci sta il fatto che io la mia creatività l'ho sempre espressa in altri modi, dovevo farla uscire da qualche parte anche se mi rimaneva la convinzione di essere totalmente negata per il disegno.
Ebbene, la situazione è stata questa: mattinata al centro estivo con i bambini delle elementari. Il tema è quello dei giochi di una volta e delle tradizioni. Un ex maestro delle medie del paese ha voluto insegnare ai bambini a disegnare un albero da mettere nella mappa creata da loro, dove incolleranno tutti i luoghi più belli e le storie di una volta che raccoglieranno dalle interviste che fatte ai paesani.
Dopo i primi dieci minuti in cui ho avuto paura che i bambini si annoiassero a morte perchè le spiegazioni del nostro maestro non erano delle più accattivanti, ci è stato chiesto di disegnare l'albero come lo abbiamo sempre fatto. Panico: i bambini vengono dall'asilo e freschi freschi ne fanno a bizzeffe di alberi. Io l'ultimo l'ho fatto all'asilo circa trent'anni fa. Mi sono detta: lo fanno loro, lo posso fare anch'io. Con molta vergogna ho azzardato un: "io sono una schiappa, non guardate il mio disegno". Ho messo le mani avanti e sono diventata una di loro. Ognuno aveva il suo albero fatto, in quasi tutti i casi, senza guardare fuori dalla finestra per vedere se corrisponde alla realtà.
Il maestro ci ha disegnato un albero alla lavagna e ci ha chiesto di modificarlo se ritenevamo che ci dovessero essere delle differenze con il suo. Siamo rimasti tutti a bocca aperta quando abbiamo visto il suo disegno ed abbiamo capito che forse dovevamo guardare un po' meglio fuori dalla finestra..
Tra qualche parola sul calamaio che si usava a scuola e qualche altra sulla linea dell'orizzonte da disegnare, siamo arrivati ai rametti più piccoli, poi piano piano le colline, poi ancora la strada e le vigne..e la nostra autostima aumentava guardando cosa potevamo essere in grado di fare.
Ho visto la gioia dei bambini nel riuscire a fare una cosa apparentemente difficile. Ho visto la mia gioia di bambina. Ecco. Sono arrivata a casa e ho appeso in cucina il mio disegno, come quando si porta alla mamma ed al papà il lavoretto fatto in classe. La mia piccola rivincita.
2) La laurea irachena
Un giovane viene da un po' di mesi da me allo sportello informazioni e orientamento dicendo che è iracheno e che è sotto programma per i rifugiati ma ha bisogno di lavorare e ha voglia di fare. Inizia tantissimi corsi per poter lavorare e scopro che ha una laurea in veterinaria e insegnava informatica presso un' ente in Iraq. Ci informiamo e lui chiede che la sua laurea sia riconosciuta in Italia per poter fare quello che gli piace anche qui da noi. Pare sia una cosa impossibile, pare che non ci sia speranza. Pare che nessuno abbia voglia di scommettere se non noi e quelli del programma per i rifugiati. E' arrivato tutto sorridente da me con in mano i documenti dopo quasi quattro mesi, forse anche più e mi ha detto che era così felice che voleva fossi la prima a saperlo. Mi ha riempito di gioia. Ogni tanto succede.
La giornata non promette bene. Sveglia alle otto, trascinamento per la casa e sonno arretrato del giorno prima con la sveglia alle sei meno un quarto. Giornata piena: un bel po' di cose da fare la mattina, ritorno a casa, preparo un contenitore con il riso e i pomodorini e parto per Aviano. Destinazione: centro tumori. La giornata si mette peggio. C'ero già stata ed entrare in quel posto mi mette sempre un po' di ansia. Respiro odore di morte e sofferenza, di speranza e di lacrime. Esco dopo un'ora con un sapore amaro in bocca e con la sensazione di portarmi dietro un carico di energia strana. Ho bisogno di respirare, di buttare fuori qualcosa che mi pesa come un macigno: l'idea della morte e della sofferenza. Ritorno a casa e riparto per la Carnia: meglio. Più piacevole. Mi sento stanca, però. Ritornando indietro una birra e una griglia ci stanno, giusto per scrollarsi di dosso la giornata passata in strada. Dimentico i camion e abbandono i pensieri in autogrill.
Arrivo al portone di casa, entro e i fari illuminano la lepre che la mattina presto e la sera arriva fino a quasi sotto casa per cercare cibo e noto che ci sono due leprottini dietro. Un tuffo al cuore e mi riempio di gioia.
Tutto ad un tratto capisco cosa mi fa sentire felice. E mi sento bene, viva, positiva. Mi scappa un sorriso. Vorrei lasciare le luci della macchina aperta per restare a guardare quella meravigliosa scena: la mamma e i due bambini dietro.
Decido di lasciarli in pace e di non disturbarli e quindi spengo i fari, anche se avrei voluto far parte di quell'attimo. Sento che sono lì, a venti metri da me e che non si muovono. Mi volto, apro la porta e salgo le scale.
Ecco. Potrei morire domani ed essere felice. Non mi serve nient'altro che quello che già c'è. Lascio fluire, mi rendo consapevole e poi lascio andare. Questo è. Ho finito in bellezza e dormirò con un sorriso. Questo mi basta.
"Se gettassi su di un piatto della bilancia tutto ciò che ho imparato a comprendere in quelle ore di meditazione di fronte all'Acquario, e sull'altro tutto ciò che ho ricavato dai libri, come rimarrebbe leggero il secondo!" - Konrad Lorenz -
Il vento non soffia per sempre, le piogge alla fine cessano.
Questa è la via degli eventi: cominciano, si fermano, non iniziano mai, non finiscono mai .
- detto zen -
Dopo quasi tre mesi un argomentone. Ma non dovevano essere
le piccole cose quotidiane?
Questo non doveva essere un piccolo esercizio di meditazione
quotidiana? E' vero.
A volte, però, capita qualcosa che ti fa avere subito una percezione del
mondo tutta diversa. Non riesci a vedere il microcosmo quotidiano. Il tutto è talmente grande che riesci a pensare alle cose solo in termini macroscopici.
Grandi temi. Riuscivo a vedere solo quello.
Tutti i post che ho scritto finora parlano di cose piccole
che magicamente diventano grandi, un po' come il biscotto che mangia Alice
nel Paese delle Meraviglie. Ogni sensazione, ogni persona, ogni occasione
divertente e piacevole è un'occasione per cogliere il senso della vita. Quando
la vita e la morte ti sfiorano, però, non ti occorre guardare il microcosmo.
A quel punto ti sembra inutile parlare dell'uccellino sulla terrazza
piuttosto che del libro che hai letto o della musica che hai ascoltato, perchè
già tutto ti ricorda che ogni minimo gesto è fondamentale.
La morte è passata vicina, mi ha sfiorato come se fosse
una brezza leggera. Ho chiuso gli occhi per un attimo ed il tempo si era
fermato. Immobile, in veranda, guardavo fuori dalla finestra. Senza pensare a
niente. Non c'era niente da pensare. Era così. Punto. Non c'era niente da
cambiare. Non si poteva. Si doveva accettare che forse poteva essere così.
Accettare. Bella parola. Ecco una cosa bella! Accettare che qualsiasi cosa
possa capitare, ora, in questo esatto momento. Accettare che potrebbe essere
tutto diverso da quello che è stato due secondi prima. Continuavo a guardare
fuori dalla finestra, fumando. Una sigaretta dopo l'altra. Lasciando scorrere
il tempo che separava un giorno dall'altro. Un momento di paura da uno di
speranza. Domani sarebbe stato un altro giorno. Peggio o meglio, non si poteva
sapere. Un altro giorno, comunque. Uno in più. Uno per poter guardare fuori
dalla finestra e capire che non si può controllare tutto. Che non tutto dipende
da noi. Uno per sapere che stare tra le braccia di una persona può farti dimenticare
la paura. Uno per sapere che l'amore, è vero, muove le cose. L'amore per gli
altri, intendo. L'amore inteso come senso di solidarietà e di compassione nel
senso buddhista del termine. Il fumo delle sigarette si disperdeva nella stanza
ed il buio nascondeva le lacrime. C'era una cosa, però, che mi pareva strana:
la sensazione che tutte le piccole paure che avevo provato nella mia vita (la
paura di volare, la paura dei camion in autostrada, la paura di una prova
difficile ed altre ancora) fossero svanite di fronte all'immensità della paura
di morire. In quel momento mi sono sentita coraggiosa, più viva, anche se è dura accettare che i conti con la vita si fanno da soli.
In quel momento ho automaticamente annullato me stessa per
entrare in questo vortice di sensazioni che mi hanno coinvolto. Senza pensare a
nulla se non a quello che arrivava come intuizione dagli sguardi infiniti.
Quante volte si è perso il mio sguardo, quante volte si è perso il mio
pensiero... Che bella sensazione quel vuoto.. E’ questo che vuol dire morire? Allora
non mi fa più paura.
E poi la vita, il confronto con un’altra vita che cresce, il
tuo corpo che cambia, che si trasforma e tu che accetti che la natura faccia il
suo corso. Accettare, di nuovo accettare. Io che non ho mai pensato di essere
spettatrice passiva di ciò che stava accadendo, ho dovuto farlo!
Cosa può fare
un uomo di fronte alla naturalità della vita e della morte? Cercare di fare in
modo che entrambe siano delle esperienze piacevoli, tutto qui. Il senso che ne
traggo io, senza troppe paranoie e giri di pensieri, è questo: fare in modo che
la vita e la morte ci provochino meno sofferenza possibile.
Tutto il resto è
dettaglio. Fa parte dell’unico obiettivo possibile che possiamo darci e che
siamo in grado di controllare. Corpo, mente, emozioni. Tutto qui. Questo ho
imparato da questa macroscopica e gigantesca esperienza. Adesso posso ritornare
alla gioia delle piccole cose,fare un sorriso e godermele per quelle che sono: parte dell’attimo che
ho vissuto.
E’ per quello che voglio scrivere delle piccole cose
piacevoli della vita.
In ordine sparso le altre cose inutili ma piacevoli che sono successe:
- sono sbocciati le azalee ed i rododendri. Mai visti così
belli da quando ce li ho.
- ho smesso di fumare
- sono in dieta
- ho passato un week end bellissimo dai miei amici, nonché
una stupenda gitarella fuori porta
- ho gli sgabelli nuovi della cucina, dopo tre anni di
sgabelli sbilenchi (uno alto e uno basso)
- ho provato l’emozione di quando ti danno dei risultati che
aspetti da tanto
- ho passato un altro week end bellissimo con un’amica che è
venuta a trovarmi
- ho lasciato il direttivo dell’associazione dopo 7 anni di
anima lasciata lì. Un po’ mi dispiace, ma ogni cosa ha la sua durata. Era ora
di cambiare. Forse un giorno..chissà..o forse no..
Non sono morta. Ci sono. La mia mente ed il mio corpo stanno lavorando su cose importanti, come importanti sono state le vicende delle ultime due settimane. Direi fondamentali per tutto il resto della mia vita.
Caos che genera cambiamento, insomma. Un susseguirsi di emozioni, una dietro l'altra alle quali non so ancora dare una forma e non so se mai l'avranno. So che mi stanno cambiando e che sicuramente ci sarà qualcosa di positivo in tutto questo.
Per ora l'unica cosa che posso dire è che c'è un Work in progress. E lascio parlare gli altri, che forse hanno già capito qualcosa.
Io non lo so quando riuscirò a scrivere della bellezza e dell'insegnamento che ho ricevuto, ma sento che sarà presto.
Quando vivevo dai miei avevo la stanza in mansarda, con il tetto di legno. Quando pioveva era uno spettacolo.
Il mio letto si trovava proprio in fondo alla stanza, dove
si abbassava il tetto e l’abbaino era di fronte a me. Non lo coprivo quasi mai:
mi piaceva vedere la luna , le stelle e sentire le gocce di pioggia sul vetro.
Un silenzio mi avvolgeva, mi sembrava di essere un po’ tra le
nuvole, al di sopra delle parti, come se potessi fare qualsiasi cosa in quel piccolo angolo più vicino al cielo degli altri, perché venti scalini di legno mi separavano dal resto del mondo.
La pioggia ha accompagnato mille pensieri,
ha ritmato lo scendere delle lacrime, ha preso per mano i miei sogni e ha fatto compagnia ai miei respiri.
Una goccia dopo l’altra, rimbombando sul tetto,
amplificando quel senso di costanza che ti dà il cadere lento ed inesorabile
dell’acqua sopra di te, senza bagnarti, ricoprendoti di pienezza.
In mezzo al vuoto quel ticchettio riempiva silenzi, paure,
emozioni, sogni. Riempiva la stanza di fantasie. Da piccola, certe volte, contavo
quante gocce cadevano, da ragazza ascoltavo quel rumore facendo
attenzione alla forza ed all' intensità con cui scendeva la pioggia. Cercavo di capire se
stava arrivando un temporale o se era una pioggerellina. E quando ero
arrabbiata potevo cedere tutta la mia energia alla pioggia, affinché scaricasse per me tutto quello che volevo andasse via.
Un paio di giorni fa pioveva e stavo ascoltando la
trasmissione su Radio Deejay di Alessio Bertallot, B Side: l’hanno fatta sul tema della pioggia
e sulle canzoni che si ascoltano in quel momento. Bello, i ricordi sono riaffiorati.
Il vento
Anche il vento mi fa lo stesso effetto. A differenza della
pioggia, che mi immagino come uno scarica- tensione, il vento mi inquieta
un po’ e nello stesso tempo mi piace guardarlo dalla finestra, standone ben lontana.
Mi piace sbirciare dalla finestra e guardare il mondo mentre
si muove, sentire il fischio del vento, sapere che tutto è impermanente.
La mente piena di vento è una mente agitata, dicono i
tibetani. Il vento disordina, scompiglia, passa senza avvertire, non si
preoccupa di rimettere in ordine, può sopraffarti, può farti perdere il
controllo, può sradicare. Può anche rinfrescare, è vero, quando siamo troppo
accaldati, può asciugarci, può accarezzarci la pelle.
Il ritmo e l’intensità. Il giusto equilibrio delle cose.
Forse è questo che mi affascina del vento e della pioggia:
la potenziale forza dirompente e squilibrante, l’imprevedibilità, la mancanza
di poterlo controllare.
Eppure la vita è così. Accade che ci sono delle condizioni
in cuic’è qualcosa che ti fa
capire che anche ciò che ti sembra permanente, fisso, stabile invece non lo è.
Accade che nulla è come appare, ed un colpo di vento lo trasforma. Per un
attimo, per sempre. Poco importa. Non è più quello che era un secondo fa.
Il mare d’inverno
Ieri sono stata in spiaggia. Mi piace camminare sulla
sabbia in una giornata d’inverno. Il sole tiepido, il rumore del mare, il
terreno morbido, poca gente, i cani che si rotolano. Silenzio. Peccato sia così solo
d’inverno.
Ci sono strani colori al mare, d’inverno: un mix di
azzurrino, grigio, giallino leggero..tutto come se tendesse ad un unico colore
indefinito. Sto bene quando sono lì. Non cè nient’altro da dire, se non
camminare in silenzio ascoltando il mare. E pensare a quanto lontano possiamo
andare ascoltando le onde.
Ieri sono andata a vedere Invictus. Ho scoperto questa
poesia fantastica che devo importare:
Dal profondo della notte che mi avvolge buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro, ringrazio qualunque Dio esista per l'indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia. Sotto i colpi d’ascia della sorte il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime incombe solo l’orrore delle ombre eppure la minaccia degli anni mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita. Io Sono il signore del mio destino: Io Sono il capitano della mia anima.
"Oh Bianconiglio, dove mi stai portando?" "In un luogo senza tempo, un non-luogo" "E che ci vengo a fare?" "Non c'è tempo, non c'è tempo, seguimi, seguimi!" "Bianconiglio, ho paura di entrare in quel buco buio".. "Vabbeh, mi lascio scivolare, eh?" "Ok, ma c'è una luce bellissima qui.." "Balliamo Alice?" "Si, mi piace ballare.." "Allora il non-luogo c'è.." "Dove sei? Bianconiglio? Ehi???"
Oppure: la vita è più bella da quando non me ne frega (quasi) un
cazzo.
Hai una scadenza imminente?
Sei nervoso?
Le tue gatte sono delle femmine che si stanno scannando per
un maschio? (leggi anche “donne” al posto di “gatte”, se vuoi)
Una serie di sfighe hanno alleggerito il tuo debito karmico
e appesantito il tuo fegato?
Dovresti fare un sacco di cose e non sai da dove iniziare?
E allora?
Non dico di fregarsene altamente e non fare nulla, ma un po’
di leggerezza, suvvia. Se tutti ragionassero così il mondo sarebbe più felice,
secondo me.
Perché ogni volta che c’è da prendere una decisione si
scatena un’ondata di agitazione nelle persone (compresa me, molte volte) che
non fa altro che bloccare o rallentare tutto?
Che poi, il tutto è direttamente proporzionale a quanto noi
misuriamo le nostre azioni.
Tutti intenti a trovare una quantità, una misura a ciò che
si fa, ci dimentichiamo della qualità, delle parole in più che mettiamo dentro
ad una conversazione, del sorriso involontario che abbiamo quando passiamo di
fronte a qualcosa o qualcuno che ci piace, dei piccoli ornamenti che addobbano
la nostra giornata.
Tutti intenti a portare a termine il compito
auto-designatoci, ci dimentichiamo di ciò che sta in mezzo: poco importante
perché meno appagante in termini di rendita, però io dico che dipende dai punti
di vista. E cambiare la storia che ci raccontiamo per essere felici ?
Raccontiamoci, per esempio, in un modo diverso: perché
quando ci presentiamo diciamo sempre nome e cognome, professione e in generale
quattro cazzate che ci identifichino in qualche status comunemente riconosciuto
o facilmente categorizzabile? Potrebbe spaventare altrimenti? Allora teniamoci
due, tre, quattro versioni da raccontare così ci divertiamo anche di più. Ovvio, che ad una riunione una versione sbagliata della signorinafp potrebbe non essere idonea, ma alle volte la diamo anche ad una persona che stiamo appena conoscendo in un bar. E' lì l'inghippo.
Versione 0.0
Ciao, sono la Signorinafp e di solito mi piace il colore
nero, però ci sono delle volte in cui vado pazza per il rosso ed il fucsia, dipende dalle
giornate. Solo un paio di giorni nella mia vita mi è piaciuto il verde. Lo
ritengo un colore acido. Non mi sta simpatico. Mi piacciono gli alberi in fiore
ed anche le belle poesie, mi piacciono le persone che mi raccontano tante
storie perché così imparo sempre qualcosa di nuovo e posso fare la figa
pensando di sapere tante cose. Dal mio ufficio vedo dei tramonti fantastici e
penso che stare ai piani alti di un edificio sia una posizione privilegiata non
perché indica che sono una mezza capa, ma perché penso che si possano
vederemolte più cose e lo sguardo
si perda un po’ di più pertanto, se dovessi avere nuove idee per i progetti, mi
basterebbe guardare fuori dalla finestra un po’ di più.
Non mi piacciono molto gli autobus perché ci sono sempre i
vecchietti che criticano tutti e si lamentano con il controllore.
Mi piace invece la metropolitana nelle grandi città: e’ una
tana, una foresta invasa da anime di mille colori e mille suoni.
Sono un po’ permalosa e non mi piacciono le cose non dette,
quindi preferisco essere stronza.
Ecco, ci sono mille modi di descriversi e descrivere una
giornata. Basterebbe un po’ di non-senso.
Importo.
COLPEVOLE
Non è colpa
tua
non è
colpa tua
non è
colpa tua.
E'
colpa della storia che ti racconti
per
essere vivo.
E'
colpa della storia che ti hanno raccontato
su chi
sei.
E'
colpa di chi ti ha detto
chi
dovevi o potevi essere.
E'
colpa di chi non ti ha detto
quello
che veramente pensava.
E'
colpa di chi pensa
che
essere nessuno
per un
momento nella vita
sia
denigrante.
E'
colpa di questo momento.
E'
colpa di ciò che accade.
Ma è colpa
tua se ci credi.
2) le 6 cose impossibili
Prendo spunto da Alice nel paese delle meraviglie, in
occasione dell’uscita del film di Tim Burton .
Cosa impossibile nr.1:
Andare in terrazza, prendere il volo
e dopo un'ora arrivare in Giappone nel XVII secolo, in un okiya, dove aspetto
che mi mettano il kimono più bello che ho per iniziare la cerimonia del té.
Cosa impossibile nr.2:
Trovare il pranzo e la cena già fatti
appena arrivo a casa.
Cosa impossibile nr.3:
Far sparire automaticamente per un
tempo indefinito tutti quelli che mi stanno sulle palle, mi creano sofferenza e
disagio.
Cosa impossibile nr. 4:
Allo sportello, il mio bancomat
automaticamente sputa fuori soldi e non si ferma più.
Cosa impossibile nr. 5:
Riuscire a compilare al primo colpo
e in maniera esatta tutta la modulistica dei progetti europei.
Cosa impossibile nr. 6:
Riuscire a capire perchè quando
chiedi "come stai" a un goriziano dice sempre che c'è qualcosa che
non va.
Si dice che il Capo di Buona Speranza, in Sudafrica, fosse stato inizialmente chiamato da Bartolomeo Diaz Cabo Tormentoso (o Capo delle Tempeste), poi Giovanni II di Portogallo ci ha visto delle buone opportunità e l'ha chiamato Capo di Buona Speranza. Due oceani che si incontrano fanno danni, ma magari portano anche cose buone.
Ecco, questi giorni li ho vissuti un po' come se stessi sulla punta del Capo di Buona Speranza (o del Cabo tormentoso, che dir si voglia), facendomi travolgere a tratti da ondate di paura, di dolore, di ansia e di brutti pensieri ed a volte da tramonti bellissimi, speranze ottimistiche e suoni di onde che infondevano pace.
Stamattina ho visto che la camelia in terrazza stava sbocciando piano piano e mi sono emozionata.
(Storia della camelia: l'ho vista l'anno scorso in un garden e l'ho subito voluta per la bellezza delle foglie e per i rami così ben disposti, ma la proprietaria mi dice che questa pianta non ha speranza perchè non fa i fiori, ha i boccioli ma non si schiudono. Penso: ok, è una pianta sfigata, la natura non l'ha premiata però mi colpisce e con lo spirito della buona samaritana la compro. Quest'anno sta fiorendo.)
Morale: La speranza è l'ultima a morire.
Si, sono un'inguaribile e pietosa ottimista. Mi piace pensare che tutto alla fine andrà bene, mi piace sognare, mi piace emozionarmi. Mi piace anche pensare, però, che ci sono cose nella vita che non dipendono da me e che vanno lasciate così come sono. Sono ottimista se ho l'impressione che le cose posso cambiarle io. Altrimenti sono brutalmente realista. So che bisogna morire, so che ci sono dei giorni tristi e che vanno lasciati stare così come sono, so che esistono i luoghi comuni, so che bisogna lavorare per guadagnare. Lo so.
Ma sta di fatto che la camelia è fiorita ed una tempesta si può trasformare in una speranza.
2) Una mano lava l'altra
Non so stare senza il mondo che mi circonda. Vivo nel mondo e non posso far finta di niente. Non riesco a non pensare che la sofferenza altrui mi tocca e mi tocca talmente tanto che potrei annullare me per un attimo per vedere un sorriso. Mi sono successe un po' di cose in questi giorni che mi hanno fatto capire quanto è bello avere un abbraccio, una carezza, una persona che seduta in silenzio ti ascolta e ti guarda negli occhi. Sta lì e non è che può fare più di tanto, perchè magari hai solo bisogno di sfogarti, ma è lì. Condivide con te.
Ti senti automaticamente scivolare alcune delle mille pietre che ti porti addosso, sulla schiena e cerchi di riprendere il centro di te stessa, piano piano. Un ammasso di pietre ti toglie l'equilibrio, ti provoca dolore. Togli una pietra da qualcuno, o lasciane cadere una tua. Guarda la punta del tuo naso e sei di nuovo al centro, con i piedi che sentono la terra e la fronte che sfiora l'aria.
Se qualcosa può andare storto lo farà.- E.A.Murphy Jr.-
Oppure: Tutto va male contemporaneamente.
Ore 10:00
Ho la notizia dalle Poste Italiane della totale ignoranza dell'ubicazione del duplicato del mio bancomat, smarrito tre settimane fa. Pensando che avessero ancora l'indirizzo della casa vecchia, mi accingo ad andare alla cassetta della posta della mia ex dimora. Non c'è niente. Ritorno in Posta: devo aspettare mezz'ora di fila allo sportello "consulenze" . Alla fine mi siedo ed aspetto un'altra mezz'oretta, tempo giusto per sapere a memoria tutta la serie di oggetti presenti nella stanza, finchè la signora si accorge che il mio postamat ce l'aveva lei. Ok, è andata.
Ore 10.45:
Mi accorgo leggendo la bolletta del telefono che a gennaio, collegandomi su internet dal cellulare, mi hanno ciucciato 36 euro in quattro minuti.
Ore 11:00
Ritiro una raccomandata che mi dice che dobbiamo dei soldi per una cosa inspiegabile e senza senso. Chiamate per capire, soluzioni da trovare, bestemmie in tutte le lingue del mondo.
Ore 12:30
Mi accorgo di non aver pagato l'assicurazione. Panico: non posso guidare oggi. Fortunatamente ho risolto nel giro di qualche minuto, solo che il certificato provvisorio mi arriverà via mail nel pomeriggio. Rischio e decido che andrò a lavorare facendo un po' di chilometri con l'adrenalina, facendo l'adolescente trasgressiva.
Ore 13:00
Un po' di pace.
Ore 14.45
Un piccolo laghetto ha deciso di abbellire la stanza della caldaia, se crescevano anche dei fiori di loto ero più contenta (non nascono dal fango?). Un paio di minuti per capire che c'è un tubo rotto. Il riscaldamento bloccato, il manutentore della caldaia che dice che non è in garanzia e che bisogna chiamare l'idraulico. Dico: bene, chiamo quello di fiducia. Quelli di fiducia non hanno mai tempo, non si sa perchè quando diventano amici non si sentono più in dovere di venire subito. Altro idraulico.
Ore 15.00
Devo aprire lo sportello e sono in ritardo: avverto che arrivo venti minuti dopo.
Ore 15:20
Arrivata. I conti di un progetto da rifare: ovviamente non tornano.
Ore 17:00
Ci sono quattro versioni definitive del progetto, quale quella giusta?
Ore 17:30
Fa un po' freddino...ma è acceso il riscaldamento? Non funziona. Ok, meno male che c'è il sole. Però resta il fatto che fa un po' freddino ed inizio a non sapere più se ridere o piangere.
Ore 18:00
Cerco ancora di capire come fare una versione unica delle quattro definitive del progetto.
Ore 18:45
Penso: forse è il caso che resto immobile, così forse non mi succede qualcos'altro.
Ore 19:20
Vado a mangiare la pizza con le mie amiche. Meglio. Arriviamo e non c'è posto. Penso: di mercoledi?? Ok, aperitivo e poi ritorniamo.
Ore 22:30
Ritorno a casa avendo quasi dimenticato la giornata dopo un po' di chiacchiere leggere, e invece il freschetto dei 17 gradi mi ricorda che non c'è il riscaldamento. Va bene, mi metto una maglia in più, che sarà mai.
Ore 22.35
Accendo il computer e noto questo strano movimento della freccetta che se ne va per i fatti suoi. Mi chiedo se anche il touchpad mi vuole male o se il mio computer abbia preso qualche virus.
Ore 22:58
Mi sposto dal divano al tavolo della cucina prendendo il mouse wireless e mi accorgo che era acceso e che prima stava nella borsa vicino al divano. Penso che forse era quello che faceva casino. Infatti era quello.
Ok. E' una giornata sbagliata. Ma adesso mi viene da sorridere. E domani si vedrà.
Ho chiesto, come in questi casi è d'obbligo fare, aiuto al mondo, magari era più fortunato di me: ditemi qualcosa di carino, tiratemi su.
Credo che andrò a dormire con la poesia che una mia amica mi ha regalato e che mi ha fatto bene al cuoricino.
Importo:
Gocce di pioggia sul verde dei prati, sciarpe di lana, guantoni felpati, più che il sapore, il colore del the ecco le cose che piacciono a me! Torte di mele, biscotti croccanti, bianchi vapori dai treni sbuffanti, quando ti portano a letto il caffè, ecco le cose che piacciono a me!
Tanti vestiti a vivaci colori, quando ricevi in regalo dei fiori, le camicette di bianco picchè, ecco le cose che piacciono a me!
Se son triste, infelice, e non so il perché io penso alle cose che amo di più e torna il seren per me!
Il miagolare che fanno i gattini, ed il sorriso di tutti i bambini, la cioccolata che è dentro i bignè, ecco le cose che piacciono a me!
Un bel quaderno appena comprato, un fazzoletto che sa di bucato, una gallina che fa coccodè, ecco le cose che piacciono a me!
Biondi capelli su un viso abbronzato, pane arrostito con burro spalmato, quando si ride ma senza un perché, ecco le cose che piacciono a me!
Se son triste, infelice, e non so il perché io penso alle cose che amo di più e torna il seren per me!
1) Sono contenta quando finiscono i progetti perchè è come quando si cammina in montagna. La soddisfazione di arrivare in cima ti ripaga di tutto.
2) Ci sono momenti in cui la noia mi diventa divertente. Penso che i bambini dovrebbero annoiarsi un po' per esprimere la loro creatività. Sono strapieni di cose da fare e non hanno il tempo per pensare a che gioco vogliono giocare. Non hanno nemmeno il tempo per sedersi in silenzio a chiedersi : "che faccio?". Noi anche. Ogni tanto ci vogliono dei momenti in cui, nel vuoto del tempo, ti chiedi cosa vuoi fare.
Strano questo connubio. Le idee e la noia. L'ho notato adesso. Vanno di pari passo. Vuoto per riempire. Pieno per svuotare.
Direi che, visto che il fato ha voluto farmi incazzare, allora ecco:
I bambini non danno spiegazioni ai no. Sono no, punto e basta. Chiedi: "Perchè?" "Perchè no."
Bello. Un bel no secco, senza spiegazioni. Sono quelle cose decise, ferme, che non ti lasciano spazio per le interpretazioni, per i pensieri, per le fantasie. Ogni tanto ce n'è bisogno.
La stessa cosa vale per i si, però i no, di solito, tendiamo a motivarli mentre i si riusciamo a dirli belli pieni e puliti.
Sono indecisa per natura, sono una bilancia. Fino a poco tempo fa non ero abituata a dire no. Per me esistevano i si ed i perchè no? I no erano soltanto quelli che arrivavano quando non c'era nessun'altra possibilità di dire si. Ho imparato con il tempo che una decisione secca mi risparmia tempo e mi tranquillizza.
Rimango dell'idea che un no dev'essere detto dopo aver valutato tutti i si o i perchè no, però sto usando spesso le affermazioni un po' più decise. Alla fine i bambini imparano a dire no quando si rendono conto che sono esseri separati dalla mamma e dal resto del mondo. Stanno semplicemente affermando chi sono.
No. Ed anche senza motivazione. Perchè poi che cosa gliene frega alla gente perchè sto dicendo di no? Cioè, se qualcuno ti chiede qualcosa non sei mica obbligato a spiegare sempre tutto. E' buona educazione cercare un motivo, o una scusa, però serve forse per convivere con il nostro senso morale e civico.
I due opposti ritornano: si e no, pieno e vuoto, tutto e nulla. Ho spesso detto si, ho spesso riempito gli spazi e i tempi, ho spesso voluto tutto. Quando esisteva prevalentemente quello, mi sono ritrovata vuota e con nulla in mano, in molte occasioni. Ad ogni no corrispondono tanti sì e viceversa. Questione di scelte.
Ogni minuto c'è un bivio, ogni minuto si è preda delle scelte. A volte consapevoli, a volte improvvisate, a volte consapevolmente improvvisate ed altre improvvisamente consapevoli.
NO! Bam. Secco. Vuoto.
Un minuto dopo arriva qualcosa che riempie quel vuoto, qualcosa che ammorbidisce l'impatto, qualcosa che si trasforma, cambia e diventa un altra cosa. Magari un si.
Complicato il discorso oggi, ma tutto quanto era per dire che oggi non avevo voglia di dire niente.