1) Le domeniche al canile
Ti svegli la domenica mattina, hai voglia di farti una passeggiata, vai al canile: "Buongiorno! Chi c'è oggi che ha bisogno di essere portato fuori?" - "Rossana, il pastore tedesco femmina" oppure "Maira, il pastore tedesco cucciolo" oppure " Ritchie, il bastardino rosso ricciolino".."C'è da fare qualcos'altro?" "No, va già bene così, grazie". Lo so che ci sono mille cose da fare lì dentro, a gennaio si sono ghiacciati i tubi dell'acqua e non riuscivano a dare da bere agli animali. Io faccio quello che posso.
Cammini per i campi attorno al canile, una bella giornata, guardi il cane: ha bisogno di muoversi perchè i primi 10 minuti è nervoso, ha bisogno di assaporare la libertà dopo giorni chiuso in cortile. Guarda tutto lui, annusa, tira il guinzaglio, corre assaporando l'aria, marcando qualsiasi angolo, voltandosi ogni tanto verso di te, forse per ringraziarti. Questo lo penso io, ma gli direi volentieri: grazie a te per portarmi a spasso e farmi sentire bene dentro.
Non posso avere cani in questo momento, ma li adoro e so che al canile hanno sempre bisogno di qualcuno che li porti a fare movimento. O meglio, io ho bisogno che loro portino me. Ci scambiamo vicendevolmente un po' di benessere e felicità. Cosa c'è di meglio? Mi piacerebbe essere costante ed andare ad aiutare più spesso ma non posso garantirlo al cento per cento per cui non illudo nessuno e vado quando posso. In pausa pranzo, qualche volta, oppure il sabato e la domenica.
E' incredibile quanto noi diciamo che gli animali, se costretti in una gabbia diventino feroci ed aggressivi e quanto poco pensiamo a quando noi ci costringiamo nelle mille gabbie che ci creiamo, a come diventiamo. Guardo il pastore tedesco: dopo venti minuti si calma. Anch'io.
Due cose mi hanno sempre sorpreso: l'intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini.
Tristan Bernard
2) Le mani in pasta
Occhi, bocca, mani: principi del piacere.
Le mie mani hanno toccato il burro, scivolando su quella superficie liscia e inizialmente fredda, l'hanno scaldata piano piano fino a fondersi con essa, hanno fatto piovere lo zucchero poco per volta, come una pioggia, ascoltandone il rumore. Il ruvido ha lasciato il posto a quella sensazione calda e liscia, ma le mani immerse nella ciotola hanno continuato ad eseguire dei movimenti lenti e ritmici, fino a che non riuscivo a sentire una densità unica. Odore di cioccolato fondente che si stava sciogliendo piano piano invadeva l'aria attorno a me ed io continuavo ad immergere le mie dita in quell'impasto così morbido.
Una colata di cioccolato caldo ha inondato le mie mani ed un brivido è partito dalla punta delle dita salendo fino al braccio: quel liquido caldo e profumato mi ha fatto socchiudere gli occhi per un paio di secondi. Esalazioni inebrianti e di puro piacere. Ho portato il mio indice alla bocca. Lentamente.
Ho rimesso le mani in quella piccola ciotola che conteneva un piacere così grande, inserendo le dita nell'impasto ed immergendole dentro, prendendo e rilasciando, con movimenti a volte circolari e a volte dall'alto al basso. Tutto il mio corpo era nelle mie mani, tutto il mio piacere era lì. Lentamente.
Gli occhi immaginano, gli occhi catturano i colori che di volta in volta si presentano. La bocca, con ancora il peccato addosso, profuma di cioccolato. Le mani sono ancora sensibili, sono state riabituate a toccare.
Il piacere di una donna passa attraverso gli occhi, le mani e la bocca.